Archivio-Biblioteca Enrico Travaglini

per gli studi sociali e il libero pensiero

La Settimana rossa. Sintesi storica

 

LA SETTIMANA ROSSA DEL 1914

Il 7 giugno 1914 si celebrava l’anniversario dello Statuto Albertino, una ricorrenza nazionale monarchica per la quale erano previsti festeggiamenti e parate militari in ogni città. Nello stesso giorno le forze popolari e sovversive si mobilitano per dar luogo a manifestazioni antimilitariste; su «Volontà», giornale degli anarchici anconetani, si legge: “Il 7 giugno è la festa del militarismo imperante. Faccia il popolo che diventi giorno di protesta e di rivendicazione”.
Almeno fin dal 1911, quando l’Italia si era mossa alla conquista della Libia per soddisfare le proprie aspirazioni colonialiste, l’agitazione antimilitarista aveva ripreso forza, tenendo assieme socialisti, anarchici e repubblicani. Altro elemento comune era l’anticlericalismo, un sentimento mai sopito e che si andava radicalizzando tra le masse popolari di fronte alle alleanze politiche tra cattolici e liberali per il mantenimento dell’ordine sociale. Più in generale, il paese stava affrontando un periodo di forte disagio economico e sociale, con scioperi che si susseguivano nelle fabbriche e nelle campagne, mentre in molti si trovavano costretti ad emigrare.
Il governo Salandra vieta per il 7 giugno cortei e comizi pubblici di protesta. Ad Ancona circa 500 persone si riuniscono nel pomeriggio nei locali di Villa Rossa, la sede dei repubblicani; all’uscita si ritrovano a fronteggiare le forze dell’ordine, schierate per bloccare l'accesso alle vie del centro. Nascono dei disordini, i carabinieri fanno fuoco sulla folla e uccidono tre ragazzi di 17, 22 e 24 anni.
Immediatamente la città si solleva in uno sciopero generale spontaneo che per qualche giorno assume i caratteri di una vera e propria insurrezione. Carabinieri e guardie vengono attaccati, la folla si procura armi assaltando le armerie, i caselli del dazio sono dati alle fiamme, il grano dei magazzini viene requisito. Da Ancona la rivolta si propaga velocemente, nelle principali città italiane la popolazione scende in piazza, i manifestanti si scontrano con le forze dell’ordine in tafferugli che proseguono per qualche giorno lasciando sul selciato altri morti.
La Confederazione generale del lavoro dichiara concluso dopo solo 48 ore lo sciopero generale, ma è proprio allora che l’agitazione si trasforma in un moto insurrezionale, accendendo in molti l’illusione che il momento tanto atteso della rivoluzione sociale fosse finalmente arrivato.
In Romagna, in particolare, si respira un clima decisamente rivoluzionario: diverse chiese vengono assaltate e date alle fiamme, così come i palazzi del potere, un generale viene fatto prigioniero, in alcune piazze viene eretto l’“albero della libertà” (un simbolo rivoluzionario risalente ai tempi della Rivoluzione francese). Lì dove il movimento repubblicano ancor più di quello anarchico era una componente fondamentale delle sinistre, si diffonde la convinzione che sia giunta l’ora di farla finita con la monarchia, l'esercito e i loro tirapiedi.
I dimostranti bloccano le linee ferroviarie, tagliano i fili telefonici e telegrafici e abbattono i pali. Questi atti di sabotaggio sono diretti a impedire lo spostamento delle truppe e ad interrompere le comunicazioni e quindi l’organizzazione della repressione tra prefetti, questori, ministero dell’interno, caserme. Allo stesso tempo viene anche impedita la distribuzione dei giornali, le notizie faticano quindi a circolare e si ingigantiscono passando di bocca in bocca: le false notizie circa il successo della rivoluzione aumentano ancora di più l’entusiasmo incontrollato delle folle romagnole.
Il 12 giugno, l’anarchico Errico Malatesta, tra i principali protagonisti della rivolta di Ancona, scrive su «Volontà»: “Non sappiamo ancora se vinceremo, ma è certo che la rivoluzione è scoppiata e va propagandosi. La Romagna è in fiamme; in tutta la regione da Terni ad Ancona il popolo è padrone della situazione. A Roma il governo è costretto a tenersi sulle difese contro gli assalti popolari: il Quirinale è sfuggito, per ora, all’invasione della massa insorta, ma è sempre minacciato. A Parma, a Milano, a Torino, a Firenze, a Napoli agitazioni e conflitti. E da tutte le parti giungono notizie, incerte, contraddittorie, ma che dimostrano tutte che il movimento è generale e che il governo non può porvi riparo. E dappertutto si vedono agire in bella concordia repubblicani, socialisti, sindacalisti ed anarchici. La monarchia è condannata. Cadrà oggi, o cadrà domani, ma cadrà sicuramente e presto”.
Il moto rivoluzionario va in realtà esaurendo le proprie forze, dopo aver tenuto in scacco per una settimana intere zone del paese. Poco più tardi, il 28 giugno 1914, l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo innesca la tragica spirale che trascinerà l’Europa nella prima guerra mondiale e contrapporrà in Italia interventisti e neutralisti, fino all’ingresso del paese in guerra nel maggio 1915.
La Settimana rossa, in particolare nelle zone dell’anconetano e del ravennate, lascerà una traccia profonda nell’immaginario popolare come un momento in cui il proletariato aveva unitariamente dato prova della propria combattività, arrivando a sfiorare per un fugace attimo l’ebbrezza della rivoluzione sociale.

Bibliografia:
Luigi Lotti, La Settimana rossa, Firenze, Le Monnier, 1972
La Settimana rossa nelle Marche, a cura di Gilberto Piccinini e Marco Severini, [Ancona], Istituto per la storia del movimento democratico e repubblicano nelle Marche, 1996
Alessandro Luparini, Settimana rossa e dintorni. Una parentesi rivoluzionaria nella provincia di Ravenna, Faenza, Edit Faenza, 2004
Massimo Papini, Ancona e il mito della Settimana rossa, Ancona, Affinità elettive, 2013

Sitografia:
https://www.facebook.com/pages/La-Settimana-Rossa-il-centenario/575719935810670
http://it.wikipedia.org/wiki/Settimana_rossa
http://ita.anarchopedia.org/settimana_rossa
http://alfonsinemonamour.racine.ra.it/alfonsine/Alfonsine/cosa_fu_la_settimana_rossa.htm
http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/video/ancona-1914-si-scatena-la-protesta/1751/default.aspx

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